GATTI DI ROMA

Vai ai contenuti

Menu principale:


ASSOCIAZIONE CULTURALE

COLONIA FELINA TORRE ARGENTINA
CENTRO PER LA PROMOZIONE DELLA STERILIZZAZIONE

Largo di Torre Argentina angolo Via Arenula (scavi archeologici) - 00186 Roma  Tel.  06.68805611

e-mail: torreargentina@tiscali.it



Un giorno





Una settimana





Due settimane




Tre settimane





Quattro settimane




Sei settimane




Otto settimane
 
Camminiamo tranquillamente e da un cassonetto sentiamo provenire dei flebili lamenti. E’ così che ci ritroviamo tra le mani degli esserini con gli occhi semichiusi bisognosi di tutto.
 
La prima sensazione è di panico… Cosa possiamo fare?
La cosa più semplice sarebbe cercare una madre putativa, una gatta che stia allattando e sia disposta a prendersi cura anche degli sfortunati trovatelli.
Ma non è la cosa più facile: la giusta diffusione della sterilizzazione rende disponibili meno “mamme” e comunque non sarebbe certo che questa accetti piccoli non suoi.
Senza contare che, non sapendo le condizioni di salute di questi ultimi, si rischia di trasmettere malattie pericolose.
Nessun rifugio degno di tale nome accetta gattini non vaccinati: i rifugi sono alberghi di lusso per malattie feline endemiche ed i gattini non vaccinati hanno difese immunitarie bassissime e sono preda di infezioni devastanti e quasi sempre mortali.
Allora niente panico, molta pazienza ed un pizzico di divertimento: possiamo farcela da soli! In un mese i neonati saranno in grado di gestire le loro più elementari necessità e l’impegno passerà dal gravoso allo spassoso.

 
Cosa serve?
 
  • Un biberon per cuccioli, reperibile in farmacia o in un buon negozio per animali: se ne fora la punta con un ago da lana riscaldato e si controlla che il flusso sia regolare. Sarà  poi il gattino, succhiando più o meno intensamente, a regolarne la portata;
  • Latte per cuccioli (mai latte vaccino), in polvere o diluito, da acquistare sempre nelle farmacie o nei negozi per animali: il latte diluito costa di più, scade prima, ma è molto comodo per chi ha poco tempo;
  • Calore: i gattini, anche in estate, hanno bisogno di calore costante, perché sono soggetti ad una rapida dispersione termica. Una borsa di acqua calda (Calda, non bollente!), rivestita di lana o cotone, in un angolo della cuccia può andare bene. La temperatura normale per un gattino è tra i 38,5° ed i 39°, quindi controllate e, se vi sembrano freddi, avvolgeteli in pezzuole calde e massaggiateli dolcemente.
  • Una cuccia appartata e pulita: andrà benissimo una scatola di cartone.  Per i primi 20 giorni di vita i gattini mangiano e dormono e non hanno bisogno di altri spazi. Quindi, soprattutto se ci sono altri animali in casa, è buona cosa tenere i piccoli e la loro cuccia al riparo chiusi in un trasportino per gatti.
  • Una spugnetta morbida per pulirli… ma andrà benissimo della carta da cucina o comoda carta igienica!

Ma quanti giorni hanno?
 
Domanda legittima, soprattutto per capire come comportarsi per lo svezzamento e le vaccinazioni!
 
  • Se hanno ancora il cordone ombelicale attaccato, possono avere da 1 a 6 giorni: difatti il cordone cade dal quinto al sesto giorno
 
  • Se non hanno più il cordone ombelicale, ma hanno ancora gli occhietti chiusi, possono avere da 5 a 9 giorni. I gattini infatti iniziano ad aprire gli occhi intorno all’ottavo o nono giorno e li hanno completamente spalancati intorno al dodicesimo giorno.
 
  • Anche le orecchie possono dirvi qualcosa, infatti di solito sono accartocciate ai lati della testa sino al 15° giorno, per cominciare poi a risalire “al posto giusto”.
 
  • Intorno ai venti giorni i micini cominciano a reggersi sulle zampe, smettono di vagolare pancia a terra e si danno alle prime timide esplorazioni, che diventeranno poi sempre più spericolate: fate attenzione!

Un consiglio: tenete nota in un diario dei progressi dei piccoli; vi risparmierete così molti dubbi.

Diamoci da fare!
Preparate il latte seguendo le istruzioni sulla confezione, facendo attenzione al grado di calore (da misurare con un termometro da cucina o anche sul dorso della mano), e riempire il biberon.
Prendete il gattino e tenetelo dritto o pancia sotto, come se succhiasse dalla mamma, introducete il biberon nella bocca e spremete qualche goccia.
NON TENETE MAI IL PICCOLO A PANCIA IN SU! E’ una posizione innaturale per lui, potrebbe avere difficoltà di deglutizione e soffocare.
 
Se il gattino è affamato, si attaccherà e comincerà a succhiare come un matto; spesso però i micini sono perplessi davanti ad un altro sapore, ad un’altra “consistenza” del capezzolo e bisognerà convincerli un poco. Con molta pazienza, accarezzandolo, premendo dolcemente il biberon e  facendo attenzione che abbia inghiottito le gocce precedenti.
Potrebbe anche non aver fame: lasciatelo riposare e riprovate dopo mezz’ora.
Un gattino molto piccolo mangia poco e spesso, circa ogni due ore ed anche di notte.
Con il passare del tempo aumenta la quantità di latte poppato e l’intervallo di tempo tra una poppata e l’altra. Se il piccolo è sano sarà lui stesso a reclamare il SUO cibo!
Dopo ogni poppata, fate come ogni brava mamma gatta: con una spugnetta umida e tiepida (o con dell’ovatta bagnata in acqua tiepida e strizzatissima) fate un delicato massaggio sulle parti intime del gattino
Questo massaggio è necessario per stimolare l’espulsione di feci ed urina e senza di esso il piccolo non riuscirebbe da solo ad espletare queste vitali funzioni: è importantissimo che faccia pipì almeno due volte al giorno e la cacca ogni due giorni.
Se vi state prendendo cura di più piccoli, segnate sul famoso diario le varie “produzioni”: se avete una nidiata di piccoli tutti uguali, non usate fiocchetti o collarini che potrebbero soffocarli. Una passatina di smalto sull’esterno dell’orecchio renderà facile l’individuazione e non farà male a nessuno.
Tenete la cuccia pulita cambiando le pezze che la foderano e lasciate che i piccoli riposino, senza maneggiarli troppo: non sono diversi dai bambini umani ed per un po’ hanno solo bisogno di mangiare, essere puliti e dormire. Presto vi ringrazieranno con sonore fusa.
 
Intorno ai 20 o al massimo 30 giorni si potrà iniziare lo svezzamento: offrite ai piccoli dell’omogeneizzato di carne. Se il gattino lo mangia volentieri, il compito di balie è prossimo alla fine! Sostituite pian piano il latte con gli omogeneizzati e poi con le scatolette di cibo apposito per gattini. Questo va somministrato quattro volte al giorno, integrandolo eventualmente con vitamine da diluire nella pappa o dare direttamente in bocca.
Insieme al nuovo cibo, bisogna mettere a disposizione anche una ciotola di acqua: ad un mese di età il gattino sa già muoversi e basterà mostrargli dove trovare il tutto!
Altro punto importantissimo: intorno al ventesimo giorno i piccoli dovrebbero essere autosufficienti per quel che riguarda “lo smaltimento dei rifiuti”. Del resto ve ne accorgerete da soli notando che pian piano sono in grado di espletare certe funzioni senza la vostra sollecitazione. In condizioni naturali è la mamma ad insegnare loro dove provvedere a questa bisogna.
Per sostituirvi a lei fate così: mettete a portata del gattino, non troppo lontano dalla sua cuccia, una vaschetta con la lettiera e l'ovatta sporca della sua precedente "evacuazione". Se il micetto vi sembrasse sconcertato è possibile che in quel momento non abbia un particolare bisogno o che sia troppo presto per tentare l’esperimento. Ripetete la lezione dopo poco tempo e vedrete i risultati!
Sarà molto difficile che il gattino faccia anche un solo sbaglio, ma se dovesse accadere, e doveste coglierlo sul fatto, prendetelo delicatamente per la collottola e portatelo sul posto giusto. Non potrà non capire, anche perché la lettiera gli offre, dopo, la possibilità di nascondere i suoi “prodotti”, comodità che i gatti apprezzano sopra ogni altra.
Spesso la lettiera serve anche da parco giochi, per raspare furiosamente e buttare all’aria tutti i granelli: abbiate pazienza ed invitatelo a giocare con altre cose: una pallina di carta fa miracoli.
I gattini orfani non hanno la protezione data dagli anticorpi del latte materno e potrebbero essere quindi più delicati (anche se non c’è alcun paragone tra i piccoli cresciuti in una casa e quelli cresciuti in strada!): consultate il veterinario per sapere se sia il caso di integrare la dieta o proteggere i piccoli con siero immunizzante. Non è raro che possano avere la diarrea a causa del cambio di alimentazione: cambiate il prodotto somministrato e controllate se il disturbo persiste. Nel caso chiamate il veterinario, anche nel caso di grave inappetenza, vomito  o febbre.

Se qualcosa va storto.
Può capitare: a volte le madri gatte abbandonano un particolare piccolo perché malato al di là di ogni possibile nostro intervento, oppure la nidiata è stata troppo tempo digiuna ed al freddo, causando irreparabili danni, nonostante tutto il nostro impegno per rimediare. Non tormentatevi e non scoraggiatevi!
 
Dopo il primo mese.
Il percorso sarà molto più semplice: a nove settimane si potrà fare il primo vaccino pentavalente e dopo venti giorni il richiamo lo proteggerà dai virus più letali per un giovane felino.
Appena possibile, il gattino DOVRA’ ESSERE STERILIZZATO.
Pensate a cosa avete fatto per salvare una sola cucciolata ed a quante di esse muoiono malamente senza che nessuno abbia potuto far nulla per loro.
Se vi fossero più gatti sterilizzati questa emergenza non esisterebbe o sarebbe ridotta al minimo e quindi più gestibile.
 
Conclusioni.
Dopo aver letto quanto sopra, vi sarete resi conto che tirare su una nidiata di gattini è impegnativo e forse non è cosa da tutti: occorrono pazienza, disponibilità ma soprattutto tempo! Ma ci sono persone cui non dispiacerebbe vivere un’esperienza davvero gratificante e gioiosa e potrebbero permetterselo: studenti e studentesse in vacanza o che studiano in casa, pensionate e pensionati ancora ben attivi con tempo a disposizione, persone con famigliola ridotta… Se qualcuna di queste persone volesse darci la sua disponibilità, soprattutto nel periodo estivo dove i gattini abbandonati cadono a pioggia, ne saremmo felicissimi!
Troppe volte noi volontari, per mancanza assoluta di tempo e personale, impegnati nella cura delle colonie, senza contare lavoro e famiglia, siamo costretti a rinunciare a prendere queste bestiole che forse potrebbero salvarsi.
 Se volete aiutare delle creature indifese a sopravvivere, vi preghiamo di rispondere a questo appello: prendetevi cura, vivrete un’esperienza unica e dolce e non ne rimpiangerete neppure un secondo.

Su

Torna ai contenuti | Torna al menu